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MALATTIE CARDIOCIRCOLATORIE

Le principali malattie cardiache trattate dal Dr. Prof. Cravario


INDICE DI QUESTA PAGINA  onde facilitare la ricerca   :

 BREVE DESCRIZIONE DELLE MALATTIE CARDIACHE pricipali:

 

1) IPERTENSIONE ARTERIOSA

 


2) FIBRILLAZIONE ATRIALE

 


3) ARITMIE o PALPITAZIONI

 


4) EXTRASISTOLIE 

 


5) CRISI o  ATTACCHI DI PANICO

 


6) FAME d' ARIA 

 


7) ANSIETA' LIEVE MA PROLUNGATA

 


8) INFARTO CARDIACO

 


9) ANGINA PECTORIS 


 

10) VIZI VALVOLARI : che cosa sono. A che cosa servono le valvole.

 


11) ICTUS ,  TIA  .

 


12) LA PREVENZIONE delle MALATTIE CARDIOCIRCOLATORIE

 

 

13) Assunzione di VIAGRA o simili da parte di soggetti anziani o cardiopatici

 


14) BREVI CONSIGLI SUL DA FARSI NELLE PIU COMUNI SITUAZIONI CARDIOCIRCOLATORIE.

1) IPERTENSIONE ARTERIOSA 

Premetto che oggi l’ipertensione arteriosa è malattia perfettamente controllabile ed, in alcuni casi, guaribile : per questo motivo, se ne se ne foste affetti, sarebbe opportuno conosceste alcune semplici nozioni  che vi permetteranno di curarla nel modo più adeguato. Per tale scopo leggete attentamente questa breve illustrazione della malattia.

Un soggetto si definisce iperteso quando la Sua pressione arteriosa massima è superiore a 140/145 mm di mercurio, oppure quando la pressione minima è superiore a 80 mm di mercurio. Quando ci si accorge di essere ipertesi, ossia dopo che per 3 o 4 settimane la pressione risulta alterata, si deve precisare la causa dell'aumento della pressione. Questa può essere determinata da molteplici fattori: sia da malattie dei reni che da malattie cardiovascolari, o delle ghiandole endocrine, o dei centri nervosi, o del sangue oppure da una semplice sregolazione delle strutture ( chiamate barocettori ) deputate a mantenere la pressione sanguigna nei livelli normali. In alcuni casi stress psichici possono determinare un aumento pressorio, che anche in questo caso deve essere adeguatamente curato.

Se si accertasse che a determinare    l'ipertensione fosse  una delle malattie sopraddette si provvederà alla terapia specifica di questa infermità e probabilmente, se NON SI E' ATTESO TROPPO a curare la malattia causale, la pressione si normalizzerà. Se nessuna di queste malattie verrà evidenziata si parlerà di ipertensione essenziale ossia senza causa apparente ( che è la più comune e frequente forma di ipertensione ), e per la quale si suggeriranno stili di vita, diete, e/o farmaci capaci di normalizzarla e quindi di evitare i gravi danni alla Persona che l’ipertensione può causare, anche in tempi brevi.  I sintomi dell'ipertensione sono i piu' vari: comune la cefalea, la stanchezza, il  senso di freddo, o di calore, i formicoilii, il fiatone, le palpitazioni, ecc..Molto frequentemente l' iperteso non ha sintomi e stà bene: questi sono i casi più insidiosi. Per questo motivo dopo i 35/40 anni è opportuno misurare la pressione 1 volta all' anno.

Da un punto di vista fisiopatologico l'ipertensione è determinata da una vasocostrizione periferica, ossia dalla riduzione del diametro dei più piccoli vasi arteriosi che irrorano tutte le parti del corpo. A questa vasocostrizione consegue che per mantenere invariato il flusso sanguigno negli organi, deve aumentare la pressione nei grossi vasi e nel cuore, con un conseguente sovraccarico di lavoro per queste strutture che provoca un importante danno alle stesse.

Dopo aver accertato la causa ed il tipo di ipertensione, il cardiologo valuterà gli eventuali danni arrecati ai vari organi ed apparati dalla malattia. Questo mediante  una approfondita visita comprensiva dell'esame DEL FONDO OCULARE dove sono visibili, unico luogo in tutto l'organismo, i piccoli vasi arteriosi: questi forniranno importanti informazioni sulla salute dell'apparato circolatorio e dati utili per la terapia.

Da quanto detto si deduce, per quanto riguarda il trattamento, che è sempre saggio farlo impostare dal Cardiologo: infatti prima di curare la pressione bisogna ben valutare lo stato cardiocircolatorio del Paziente, compresi i vasi del fondo dell'occhio (facilmente osservabili dal Cardiologo mediante l'OFTALMOSCOPIO e considerati lo specchio della circolazione) e tutti gli organi ed apparati coinvolti con il circolo. Questo per valutare gli eventuali danni causati dalla malattia e soprattutto per stabilire quale è il farmaco, fra i tanti ipotensivi a disposizione, con le caratteristiche più adatte alla cura di quel Paziente.

Infatti per curare correttamente l' ipertensione non basterà somministrare al Malato una delle tante "pillole ipotensive" in vendita  nelle farmacie, ma la TERAPIA DOVRA' ESSERE PERSONALIZZATA al fine di ottenerne un totale controllo con il minimo della dose e di effetti collaterali del farmaco  e non solo la riduzione dei dati numerici della pressione. Si eviteranno così gli effetti collaterali possibili con queste cure e si potrà ridurre al massimo il dosaggio dei farmaci.

Se comparissero in corso di terapia ipotensiva, come raramente accade, astenia, ossia stanchezza, capogiri, ipotensione, TOSSE persistente, SENSO di SVENIMENTO, TURBE del SESSO tipo impotenza, si dovrà immediatamente contattare il Cardiologo.
  Quello che è più importante sapere è che l'ipertensione, di qualsiasi tipo, causa un importante quanto inutile e dannoso sovraccarico di lavoro, sia di giorno che di notte, ai vasi sanguigni ed al cuore. Questo superlavoro determina un lento instaurarsi   di danni irreversibili a queste strutture e agli organi e tessuti che queste irrorano ( cervello, rene, occhio, udito,  ecc.)

e per le quali non vi è più cura!


La precoce normalizzazione della pressione arteriosa è in grado di evitare queste gravi complicazioni.

Chi è affetto da ipertensione essenziale NON deve pensare : "se inizio la terapia dovrò poi sempre CONTINUARLA" ( che non sempre è vero), ma saggiamente: " QUANTO PRIMA INIZIERO' LA TERAPIA TANTI MENO DANNI SUBIRÀ il mio corpo."

I farmaci adatti a questo compito sono numerosi , diversi come meccanismo d'azione, e di solito, se dosati e scelti con sapienza dal Cardiologo, non arrecano alcun disturbo al Paziente e ne provocano una rapida guarigione. Se un farmaco provocasse dei disturbi al Malato o non ne normalizzasse appieno la pressione, significherebbe che questo medicamento non è adatto a quel Paziente: egli dovrà parlarne al medico affinché questi lo sostituisca al più presto con uno degli altri numerosi e diversi, anche chimicamente, medicamenti disponibili.

Ricordarsi che un farmaco deve far stare bene il Malato e non procurargli del malessere .

In rari casi avviene, ad esempio, che alcuni farmaci ipotensivi provochino una fastidiosissima tosse stizzosa al Paziente, o provochino una caduta di pressione troppo brusca, o non vengano tollerati dallo stomaco, ecc. : si dovrà parlarne immediatamente al cardiologo affinchè questi provveda a modificarne i dosaggi o il tipo.

Il Professore ha una particolare esperienza nel trattamento di questa patologia : Egli raccomanda di iniziare il trattamento con piccole dosi di farmaco e, se necessario, di aumentarle con gradualità.

2 ) Fibrillazione Atriale

 

Il Paziente affetto da fibrillazione atriale può o meno avvertire cardiopalmo, ossia palpitazioni di cuore, o affanno di respiro, soprattutto durante lo sforzo fisico, ma presenta sempre un polso irregolare, spesso con pulsazioni molto frequenti. La fibrillazione può essere cronica ossia di vecchia data, ed in tal caso il polso sarà aritmico ma lento e sarà poco avvertita dal Paziente, ovvero acuta con alta frequenza cardiaca e malessere per il Paziente.

 

La fibrillazione può insorgere repentinamente, a ciel sereno, oppure far seguito a numerosi attacchi di extrasistolia, superati dal Paziente talvolta senza farci caso. Alcune volte vi è fibrillazione senza alcun sintomo e questa viene diagnosticata casualmente .


La fibrillazione atriale è una aritmia, ossia una turba del ritmo cardiaco, conseguente ad un danno dei centri dell'eccitabilità cardiaca, ossia delle strutture responsabili del giusto battito regolare.  Queste sono situati negli atri.


Nella fibrillazione si determina la mancanza di una normale contrazione dell'atrio ed il totale disordine della pulsazione del ventricoli, spesso associato ad un aumento della frequenza cardiaca.


Ne deriva che la fibrillazione determina una minore efficienza del cuore e quindi una minore efficienza fisica di chi ne è affetto (maggiore affaticabilità, respiro affannoso durante le sforzo, ecc.).


Inoltre,  poiché nell'atrio che si contrae irregolarmente ristagna il sangue, si possono, in questo, formare trombi (volgarmente  denominti coaguli). Questi potrebbero venir proiettati dall'atrio nelle arterie e causarne l' ostruzione , denominata “embolia”.   Questa ostruzione può avvenire nel cervello, nell'occhio, negli arti o in qualsiasi parte del corpo, con danni locali spesso molto importanti.


La fibrillazione è conseguenza di un danno ai centri del ritmo determinato o dal malfunzionamento delle valvole cardiache, o da alterazione del muscolo cardiaco, o da ischemia, o da ipertensione ovvero da affezioni di altri organi, soprattutto della tiroide, o da malattia idiopatica degenerativa ossia senza causa apparente.

Tuttavia la fibrillazione può anche osservarsi in soggetti che non presentano nessuna delle alterazioni anzidette ed che hanno un cuore per il resto sano.


In presenza di una fibrillazione atriale improvvisa è fondamentale  NON PERDERE TEMPO :  ci si dovrà, il giorno stesso, recare in OSPEDALE, senza attendere il medico a casa. Quì in primo luogo si praticherà una terapia anticoagulante a rapida azione con eparinici onde evitare la formazione di trombi. In secondo luogo si cercherà di far regredire l'aritmia con adatti farmaci. Sarà necessario comprendere la causa dell'aritmia,  metterci il massimo impegno per farla al più presto regredire, consapevoli che la fibrillazione lasciata a sè può essere causa di seri problemi.
Quando diagnosticata casualmente per assenza di disturbi si dovrà accertare la data della sua insorgenza, poiché questa condiziona la terapia. Infatti se quest'ultima viene iniziata subito dopo l'insorgere dell'aritmia non si correranno rischi embolici con i tentativi antiaritmici. Se si attendesse oltre il primo giorno la cura antiaritmica dovrà essere iniziata non prima di 3 mesi di terapia anticoagulante.


Talvolta con semplici farmaci, somministrati con prudenza tempestività  e perizia, se ne ottiene la regressione.  Quindi si raccomanda intervento medico immediato.
DOPO  il ritorno al ritmo sinusale, avvenuto spontaneamente o in pronto soccorso o dal cardiologo, a seguito di adeguato trattamento,   è ASSOLUTAMENTE NECESSARIO  assumere UNA TERAPIA ANTIARITMICA efficace onde STABILIZZARE IL RITMO SINUSALE  OTTENUTO.  Agendo altrimenti  SI CORRE IL  GRAVE RISCHIO DI RECIDIVA.


Ristabilito il ritmo sinusale si dovrà al più presto individuare, con meticolosa visita ed indagine, la causa della fibrillazione atriale ( Tireopatia, ipertensione, ecc. ). Questo sia per curarla, sia per accertare che  essa stessa fibrillazione non sia espressione di  una alterazione cardiaca sottostante e misconosciuta. ( ischemia, valvulopatia, danno da ipertensione, ecc. ).
Tanto più PRESTO si affronterà la malattia tanto meglio la si potrà curare.


Se dopo molteplici ed adeguati trattamenti con i farmaci non sarà stato possibile il ritorno al ritmo normale, potrà essere valutata l'opportunità della cardioversione elettrica. Questa consiste nell'applicazione, dopo brevissima ed innocua anestesia, di una scarica elettrica al torace. Questa manovra indolore frequentemente sarà in grado di ristabilire il ritmo normale ossia sinusale. Immediatamente dopo verrà istituita una terapia atta ad evitare la probabile recidiva.


Di recente si è ricorsi, in casi particolari, all'ablazione delle zone malate dell'atrio mediante l'introduzione di sonde nel cuore.
Comunque questa è l'ultima opzione per la terapia della fibrillazione data l’invasività dell’intervento.

Di massima si può dire che chi è portatore di una fibrillazione atriale , di recente insorgenza, ha buone possibilità, se si sottopone tempestivamente in ospedale alla "cardioversione" e a uno studio adeguato del disturbo, di ottenerne la regressione.


Se così non fosse è d'obbligo l'istituzione di una terapia anticoagulante perenne sia mediante il Coumadin, sia con i nuovi farmaci anticoagulanti. Con queste precauzioni vengono minimizzate le possibilità di trombo-embolia. La terapia con il Coumadin , oltre ad esporre il paziente a pur limitati rischi di emorragia, condiziona fastidiosi controlli della coagulabilità del sangue. L'antidoto contro le emorragie da Coumadin è il  "Konakion fiale"     , da iniettarsi intramuscolo in caso di sanguinamento. Il Paziente dovrà sempre averlo a portata di mano .
 Con i nuovi farmaci si evitano i controlli ma tuttavia si aumentano i rischi di emorragia poiché, non per tutti sono disponibili efficaci antidoti antiemorragici.


Nello Studio del Prof. Cravario si attuano per la fibrillazione programmi diagnostici e terapeutici di grande efficacia, sicurezza e buon senso, poichè il Professore ha una grande esperienza nella terapia di questa malattia.

​3) Prevenzione e diagnosi delle malattie del cuore e della circolazione secondo il pensiero del Professor Angelo Cravario.

 

E' risaputo che quanto più presto è diagnosticata una infermità tanto maggiore sarà la possibilità di una sua efficace terapia.
È anche noto che le malattie cardiache e circolatorie sono la causa più frequente di morbilità e di morte delle persone. Spesso esse agiscono in modo brutale, portando a morte il paziente in pochissimi istanti, e frequentemente senza aver mostrato alcun segno premonitore.

Da questo si evince che in cardiologia, quando la malattia si manifesta, il suo inesorabile procedere è molto  avanzato e sovente  non permette  più all' Ammalato di sfruttare le grandi possibilità terapeutiche dellla moderna medicina.

È chiaro che è molto importante evidenziare, quando possibile. e prima che questi eventi drammatici si materializzino, indizi che possano evitarli.
Sono proprio questi indizi che il Cardiologo esperto deve individuare onde preservare il Paziente da gravi fatti morbosi. Infatti oggi vi sono grandi possibilità preventive, inimmaginabili anche nel recente passato.

COME CI SI DEVE DI MASSIMA REGOLARE per  una EFFICACE PREVENZIONE ?
 
Si  deve sapere che i PRINCIPALI fattori di RISCHIO ASSOLUTO cardiovascolare sono la FAMGLIARITÀ per malattia cardiaca, la PRESSIONE arteriosa superiore a 145/80 , il sovrappeso, l'obesità, il diabete, l'ipercolesterolemia, l'iperuricemia, la scarsa attività fisica, il fumo di sigaretta, l'eccessivo consumo di alcool o di droghe, la carenza di sonno e lo STRESS eccessivo.

In presenza di uno di questi fattori una persona di buon senso deve sottoporsi a visita cardiologica. 
In particolare per la Famigliarità, se un fratello o un cugino, o un genitore, o uno zio, o un nonno avesse presentato un disturbo in età giovanile quale per esempio un ictus, o un infarto cardiaco, o un aneurisma, sarà d'obbligo per il Soggetto il sottoporsi ad accurata visita cardiologica, eventualmente supportata dai moderni esami, onde escludere quelle malattie di cui si è detto e, se presenti, prevenirle  in tempo.

In particolare, per salvaguardare il cuore, se l'anamnesi famigliare RILEVASSE LA PRESENZA DI INFARTO in età giovanile di un membro consanguineo della famiglia del paziente, soprattutto se di età simile, sarà d'obbligo l'esecuzione degli esami di routine (glicemia, colesterolemia, trigliceridemia, uricemia e prove coagulatorie complete di omocisteinemia, polimorfismo della protrombina ed apc resistance ), di una visita cardiologica attenta, di un elettrocardiogramma, di un test ergometrico, e soprattutto e senza indugio, di una CORONAROGRAFIA NON INVASIVA  MEDIANTE TAC delle coronarie.
Tutto quanto detto va eseguito anche in assenza di qualsiasi segno di malattia perchè quando i sintomi comparissero sarebbe troppo tardi.

Certamente, date le ristrettezze economiche della sanità, vi sarà una certa difficoltà a realizzare questo programma, ma bisognerà insistere in ogni modo per ottenerlo . Ricordo che la prevenzione di una grave malattia cardiovascolare, oltre al vantaggio del Soggetto, è un risparmio per lo Stato.

Tutto quanto appena detto varrà anche per quei soggetti ATTEMPATI, ma con una "SALUTE di FERRO", che praticano SPORT FATICOSI, talvolta anche in alta quota. Non saranno certamente sufficienti una semplice visita, anche se eseguita dal cardiologo, ed un elettrocardiogramma a scongiurare ogni pericolo: sarà necessario procedere ad esami più esaustivi.....
 
Inoltre se una Persona si accorgesse di avere qualche disturbo riconducibile a quanto sopra ho descritto come "SINTOMI E SITUAZIONI PREOCCUPANTI" , vedi in testa a questa pagina, anche se in giovane età, dovrà subito recarsi dal Cardiologo.
 
Per tutti gli altri casi ci si potrà comportare come a seguito indicherò:
 
Se un Soggetto stesse bene, non avesse compiuto i 40 anni, non praticasse sport, non presentasse fattori di rischio, di cui prima si è parlato, potrà semplicemente misurare, dopo i 35 anni, una volta ogni 1 o 2 anni, ed anche solo in Farmacia, la Pressione arteriosa, il peso, la glicemia, la colesterolemia, la trigliceridemia e l' uricemia: se vi sarà qualche alterazione ne parlerà al suo Medico. Altrimenti resterà tranquillo.
 
Se un Soggetto godesse di ottima salute e non presentasse sintomi ma, avendo quarant’anni o più, praticasse SPORT faticosi , ovvero conducesse una vita insana con ECCESSI alimentari, STRESS , fumo, esagerata sedentarità, sovrappeso ecc. sarà bene che si rivolgesse al Cardiologo. Questi controllerà la sua salute cardiocircolatoria, ossia eseguirà il cosìdetto check-up cardiocircolatorio.

Anche i Pazienti affetti da ATTACCHI o CRISI di PANICO, di solito considerati dei nevrotici, andranno attentamente esaminati onde ricercare eventuali malattie misconosciute, come la presenza di un eccesso di catecolamine in circolo o aritmie di breve durata, o fugaci crisi asmatiche, una sindrome porfirica, ecc., una causa vera e scatenante dell'insicurezza e dei 

loro gravi ed invalidanti disturbi. Trattando queste situazioni cliniche vi saranno buone possibilità di riprendere una buona salute.

DOPO i 50 ANNI è comunque necessario un CECK-UP CARDIOLOGICO .
 
 
Il Professore inoltre consiglia di controllare il cuore nei Pazienti in TERAPIA con PSICOFARMACI, con particolare attenzione al tratto Q-T dell’elettrocardiogramma, che può venire alterato dall’assunzione tali importanti sostanze.
 
Il momento fondamentale del check-up, ossia della DIFESA attiva dalle cardiovasculopatie, è la VISITA CARDIOLOGICA.
 
Essa deve essere attenta e approfondita. Per questo Il Professore ESIGE che il Paziente DISPONGA di NON MENO di UN ORA  ed 1/4 affinché vi sia tempo per un prolungato colloquio, per la raccolta di un'approfondita storia della sua familiarità patologica, di eventuali suoi sintomi o problemi, della valutazione degli esami ed eventuali ricoveri precedentemente eseguiti e delle terapie attuate.
 
All’ ANAMNESI molto approfondita soprattutto per quanto rigurda le MALATTIE DELL FAMIGLIA, dovrà seguire una ACCURATA e MINUZIOSA VISITA che, oltre al cuore esaminerà il fondo dell’occhio, (unico luogo del corpo dove sono direttamente visibili i vasi sanguigni del Paziente, perché quì nudi e liberi da tessuti opachi), i vasi della periferia ed i vari visceri la cui attività è correlata con l’apparato cardiocircolatorio ( tiroide, polmoni, rene, stomaco ecc.). L' esame del paziente dovrà quindi essere GLOBALE, perchè altri organi o apparati possono coinvolgere la circolazione.
Alla fine dell'esame clinico saranno eseguiti elettrocardiogramma ad alta definizione ed ossimetria, esami che potranno aggiungere ulteriori informazioni agli importantissimi rilievi eventualmente osservati dal Professore durante la minuziosa visita.
 
Questa semplice procedura è molto più illuminante e importante che non l'esecuzione di tanti fastidiosi e costosi esami specialistici, spesso e volentieri inflitti al Paziente nel corso dei comuni check-up cardiologici e a cui, frequentemente, non è associata una completa ed approfondita visita cardiologica, SPESSO ben più importante degli esami.
 
Al Paziente verrà così confermata la sua buona salute oppure spiegato quanto dovrà fare per preservarla.
 
La visita avrà finalità di prevenzione e potrà raccogliere gli indizi di un eventuale malattia non ancora sviluppata con il fine evitarla.
 
 
Qualora fosse indispensabile, per chiarire qualche aspetto clinico, il Paziente verrà sottoposto ad esami fra cui il moderno esame CORONAROGRAFICO NON INVASIVO, mediante TAC del torace, senza alcuna sonda o intrusione. Quest’ultimo esame, meraviglia della tecnica, sovente permette di dirimere problemi diagnostici "difficili" e di dare grandi sicurezze a medico e Paziente , o ad altri esami quali l'ecocardiogramma, il monitoraggio del cuore secondo Holter, oppure il controllo della pressione arteriosa nelle 24 ore mediante speciali apparecchiature, il test da sforzo, ecc.. Questi esami potranno essere eseguiti a carico del sistema sanitario Nazionale.
 
La CORONAROGRAFIA NON INVASIVA è una procedura sicura ed indolore che, mediante una semplice radiografia, precisamente una TAC del torace, senza intrusioni interne di sonde, permette l'accertamento di alcune malattie cardiache e delle coronarie, nelle quali consente certezze diagnostiche fino al 90%).
 
Importanti talvolta le prove di funzionalità tiroidea, l’ecocardiogramma, lo studio delle arterie renali, dei surreni, dell’escrezione delle catecolamine urinarie, del fondo dell’occhio, l'ecodoppler dei tronchi epiaortici, ossia lo studio delle arterie carotidi, vasi deputati a fornire il sangue necessario alla vita del cervello. Qualora queste fossero alterate potrebbero causare l'insorgenza di danno cerebrale o addirittura di ictus.
 
Il TEMPO RICHIESTO per un check-up cardiologico è di circa un'ora1/4.
 
Di solito l’attesa in anticamera non supera i 10/30 minuti. Il Paziente, dedicando meno di due ore del suo tempo, potrà così precisare la Sua situazione cardiocircolatoria.

4) Extrasistolia

 

La sintomatologia della aritmia extrasistolica è varia. Essa è determinata da una contrazione singola del cuore fuori tempo, in particolare prima della normale pulsazione, ed è avvertita come una palpitazione, talvolta un tremore, ovvero un arresto del cuore o un palpito fuori tempo. E' percepita dal paziente alla base del collo o alla gola o al centro del petto o addirittura livello dello stomaco. Alla palpazione del polso  si avverte l'extrasistole come un interruzione isolata della normale cadenza delle pulsazioni.  L’extrasistole provoca in alcuni Pazienti una sofferenza più o meno penosa, talvolta uno stato di ansia e di malessere insopportabili, in certi casi è accompagnata da un colpo di tosse. Talvolta l'extrasistolia non è affatto avvertita dal Paziente. Questa palpitazione può comparire isolata, in modo sporadico nel corso della giornata, oppure regolarmente o capricciosamente intercalata a un certo numero di battiti del cuore. Può essere influenzata dai pasti, dall'attività fisica, dalla posizione del corpo, dallo stress, Più spesso compare a riposo, talvolta durante uno sforzi fisici, frequwentemente scompare durante questi sempre nel modo più imprevedibile.ecc.. Talvolta si presentano numerose extrasistoli consecutive che accrescono il malessere del paziente ( queste talora preludono alla tachicardia parossistica, disturbo più serio, che va affrontato con rapidità ).

 

In moltissimi casi l’ aritmia extrasistolica non è avvertita dal Paziente e viene riscontrata casualmente nel corso di una visita medica o di un elettrocardiogramma.

Alla percezione di questa aritmia è bene sottoporsi ad un controllo cardiologico, una volta per tutte, poiché, se nella maggioranza dei casi le extrasistoli non indicano malattia, in alcuni rari casi possono essere la spia di una iniziale alterazione cardiaca.

 

Quando le extrasistoli sono avvertite dal Paziente e lo infastidiscono, è tassativo procedere alla loro terapia poiché stanno alla base della invalidante e comunque disturbante ANSIA CRONICA: per questo scopo esistono numerosi farmaci assai efficaci.

Il Professore è un esperto nella diagnosi e nella terapia di questi disturbi.

 

5) CRISI e ATTACCHI di PANICO Cardiocircolatorio

 

Prima di intraprendere una qualsiasi teropia  degli attacchi di panico è molto importante sottoporsi ad una approfondita visita cardiologica per i motivi che spiegherò.

E' importante soprattutto individuare quale sia il motivo determinante dell'insorgere delle crisi ossia quell'eventuale disturbo fisico che scatena nell'ammalto la crisi di ansia.
La gran parte delle Persone in buona salute, può avvertire sporadicamente minimi disturbi come una palpitazione, una extrasistole, un fugace dolore toracico, una breve difficoltà respiratoria, un saltuario capogiro, una vampata di calore senza provare alcuna preoccupazione e senza farci caso.
Succede, invece, che in particolari momenti della vita, senza un motivo causale evidente, alcuni Soggetti, che NON SONO PATOFOBICI, sviluppino una ipersensibilità corporea a quei minimi disturbi fisici, che sopra ho enumerato, accompagnata da una grande fragilità emotiva. Spesso a questa situazione precede un più o meno lungo periodo di cronica ansietà. Questa situazione di ipersensibilità, che di solito è transitoria, porta quei Pazienti ad avvertire come molto fastidiosi, grandemente ansiogeni, quegli stessi disturbi che se si presentassero in soggetti con normale emotività, non provocherebbero alcuna turbamento come succede con l'extrasistoli, le palpitazioni, i dolori al petto, le vampate, la fame d'aria, una breve difficoltà respiratoria, i capogiri. Sono frequentemente questi i disturbi che agiscono da innesco alla crisi o attacco di panico cardiocircolatorio.


La crisi di panico è una improvvisa esplosione di grave malessere psicologico accompagnata da palpitazione, dolore toracico o precordiale, tachicardia, mancanza di respiro, sudorazione, tremore, angoscia, ansietà, timore di morire, di perdere il controllo o addirittura di impazzire.
Il Paziente avverte una paura insopportabile ed un ansia grave e spesso deve ricorrere al medico o più frequentemente al pronto soccorso dove, non essendosi evidenziata alla visita alcuna infermità la cui gravità sia congrua col malessere denunciato dal Paziente, questi viene rassicurato, sedato e immediatamente dimesso.


E di quì, frequentemente, inizia il doloroso percorso del Paziente affetto da crisi di panico al quale, dato il suo stato emotivo, dopo uno o due passaggi in pronto soccorso, viene prescritta una terapia con psicofarmaci e consigliata una terapia psicologica o addirittura psichiatrica, considerandolo un soggetto Patofobico.

 

Questi Soggetti che avvertono e denunciano grave malessere, dato che non appaiono all'occhio del medico malati gravi, sia per la loro giovane età che per il buon aspetto, vengono genericamente rassicurati e liquidati dal Medico con "non è nulla di grave" , "è soltanto ansia", nel peggiore dei casi "bisogna convivere con quel disturbo", senza aver individuato la causa scatenante del disturbo e istituita  una terapia preventiva di futuri attacchi, ( poiché il medico  obbiettivamente considera l’ episodio non pericoloso per la vita del Paziente e, di solito, "rassicura" senza "curare" ! ) . Al massimo viene prescritto un sedativo che non risolve, se non per qualche giorno, la situazione.
Invece, nell’esperienza di chi scrive, la situazione clinica dovrà tassativamente essere approfondita onde individuare il disturbo, spesso difficilmente obbiettivabile ad un esame superficiale.  Disolito il disturbo è rappresentato  da extrasistolia, o da brevissime tachicardie o runs aritmici, lievi e brevi crisi asmatiche, brevi turbe respiratorie, fugaci dolori toracici, eccessi di catecolmine circolanti, "porfiria" misconosciuta, ecc., responsabile del malessere, ossia il grilletto scatenante la grave crisi ansiosa.

 

In alcune occasioni il malessere non è a esplosione acuta, ma è lieve e continuo, inutilmente sopportato dal Paziente ( poiche gli si è detto che il suo disturbo “è niente di grave” , “solo stress” , "sono fenomeni non pericolosi con i quali si deve convivere") e che alla fine è causa di grave ansia cronica assai invalidante e penosa: il Paziente vive, spesso senza lamentarsi, in una situazione di terrore in attesa di qualche fenomeno mortale.

 

Dopo un attento esame clinico in molti casi sarà possibile individuare il disturbo scatenante, talvolta legato a turbe digestive, reflusso gastro-esofageo, turbe tiroidee, ecc., spiegare così al Paziente l'origine del suo disturbo e il suo grado di reale non gravità. Parimenti, con adatta terapia, questo sintomo scatenante dovrà essere eliminato.

 

Infatti per tutte le situazioni morbose capaci di scatenaren la crisi, prima accennnate, esistono efficaci terapie: per il trattamento preventivo della crisi, ribadisco, la cosa più importante è che il medico individui quale è il disturbo, magari fugace e non più presente al momento della visita, che scatena il malessere  lo spieghi al Paziente e poi lo tratti con tempestività e decisione.
E’ necessario agire precocemente affinchè questi disturbi non si cronicizzino e demoliscano il morale del Paziente. Si potranno così evitare molte sofferenze oltre a una "prigionia nella malattia" che costringe il Malato a limitazioni intollerabili nella sua vita ( viaggi, lavoro, famiglia, apprensione con conseguente cattivo umore, preoccupazioni dei famigliari, insofferenza dei parenti a continue lamentele, ecc. ) e ripetuti quanto inutili ricorsi al pronto soccorso.

Si evince che è particolarmente importante porre la giusta diagnosi poiché, frequentemente ed erroneamente, questi Soggetti vengono considerati malati psichiatrici, PATOFOBICI, e trattati con psicofarmaci anziché con farmaci adatti a contrastare il disturbo fisico, organico, scatenante tutta la dolorosa situazione.

Sovente invece di trattare la causa prima del malessere si cerca di ALLENARE il Paziente a sopportare la sua malattia !

Naturalmente se non verranno evidenziate cause organiche all’origine del disturbo, il Paziente, in tal caso considerato patofobico, verrà indirizzato allo Psicologo o allo Psichiatra.

Concludendo si sottolinea che queste crisi di panico devono indirizzare ad una accuratissima visita, soprattutto cardiologica: il cardiologo con una approfondita ricerca individuerà gli eventuali motivi organici a cui ho prima accennato (extrasistolia,ecc.) , talvolta non più evidenti nel momento della visita nel pronto soccorso e istituirà una adatta terapia capace di liberare il Paziente dai fattori scatenanti le crisi.

 

Per la terapia di questi Ammalati il Professore ESIGE, data la delicatezza dei problemi trattati, che il Paziente disponga di almeno un'ora ed un quarto di tempo per la consulenza. Questo per permettergli un dettagliato e calmo colloquio con la Persona, durante il quale si preciseranno i motivi della visita, le malattie passate, la storia familiare, i sintomi attuali. Verranno altresì valutati eventuali precedenti esami, terapie e cartelle cliniche. Al termine di questa Anamnesi, molto importante per una valida meditazione e comprensione dei problemi dell'Ammalato, il Paziente verrà visitato accuratamente dal Professore in ogni sua parte, ossia cuore, polmoni, vasi, tiroide, arterie periferiche, sistema nervoso e fondo dell’occhio ( che è il luogo dove sono direttamente visibili i vasi sanguigni, esame molto importante per valutare lo stato di salute delle arteriole ): è infatti nota l'interdipendenza fra cardiocircolazione ed i suddetti apparati. Infatti, per esempio, esofagiti, gastriti, riflussi gastro esofagei, parassiti intestinali, sono causa di sintomi toracici , così come disturbi tiroidei possono coinvolgere il cuore.
La visita GLOBALE della persona è molto importante per una corretta diagnosi e per l'accertamento sicuro della buona salute organica del  Paziente  affetto da PANICO o ansietà. Spesso viene eseguita superficialmente ed il Paziente resta poco convinto della reale sua buona salute.

 

Verrà in seguito eseguito al Malato un elettrocardiogramma ad alta precisione e misurata l’ossigenazione del sangue mediante ossimetria.
Il Professore tiene molto alla meticolosità del lavoro che è il presupposto di una valida diagnosi e terapia.
Se saranno necessari altri esami, questi potranno essere eseguiti anche a carico del Sistema Sanitario Nazionale come ad esempio la CORONAROGRAFIA NON INVASIVA mediante tac del torace, monitoraggio secondo Holter, prov da sforzo, ecc..

 

Alla fine della visita verrà esaurientemente illustrato al Paziente il Suo stato clinico, data risposta alle sue domande e, se necessaria, prescritta terapia.

Il COSTO PER ONORARI della visita cardiologica, compreso elettrocardiogramma ad alta precisione ed ossimetria, è di euro 160 /180 , massimo € 200 in caso fossero imprescindibili altri particolari esami .
Se fossero necessarie visite successive € 140. E' abitudine del Professore, se necessario, di monitorare il Paziente telefonicamente dopo la visita, senza ricarichi di spesa.

Per consulenze col Prof. Angelo Cravario telefonare alla Sua Segretaria 011 6601767, segnalando l'eventuale urgenza della visita. Per problemi urgentissimi parlare direttamente col Professore al suo cellulare 330513241 .

 

Si prega, se impossibiliati di venire all'appuntamento, di comunicarlo almeno 2 giorni prima, allo 011 6601767 .

6) FAME D'ARIA CON CRISI D'ANSIA

 

 

Alcune persone, nei momenti più impensati, accusano una DIFFICOLTA' di RESPIRO, avvertita come incapacità a riempire completamente d'aria i polmoni, soprattutto più a riposo che non sotto sforzo: questo causa Loro grave apprensione, ansia ed angoscia. Si  può così verificare una crisi di Panico che talvolta porta il Paziente al pronto Soccorso e assai frequentemente allo Psichiatra.

Si è visto che molti di questi casi sono effettivamente di competenza psicologica, ma in tanti altri la difficoltà respiratoria ossia la dispnea è causata da motivi fisici. Per questo motivo il Paziente andrà esaminato meticolosamente dal cardiologo onde escludere cause fisiche del disturbo, talvolta di difficile obbiettivazione, come, per esempio, fugaci crisi asmatiche o brevi crisi aritmiche, ecc. SI eviterà così così di curare con psicoterapia o psicofarmaci un Soggetto che necessita di ben altre terapie.

7) ANSIETA’ LIEVE MA PROLUGATA SOSTENUTA DA DISTURBI FISICI così detti "INNOCENTI".

 

E’ questo il caso di tanti Soggetti affetti da disturbi quali PALPITAZIONI, extrasistoli, brevi tachicardie, DOLORI localizzati al torace, dipendenti spesso dalla sua parete,  di varia caratterizzazione:  puntori, a stilettate, oppressivi, profondi, superficiali, intercostali, sincroni col respiro, brevi SINTOMI RESPIRATORI con apparenre difficoltà a riempire a dovere i polmoni, ecc. Questi Pazienti di solito  sono già stati rassicurati  dal medico sulla benignità di tali disturbi e sulla non necessità della loro terapia. Questi disturbi sono chiamati pertanto "INNOCENTI".  Questa rassicurazione basta a molte Persone a non far più caso a questi malesseri ed in tal caso l’astensionismo terapeutico è molto giusto.

Tuttavia esistono Soggetti che sono molto disturbati da questi disturbi, che se pur essi sanno essere benigni, tuttavia causano loro reazioni emotive fastidiose.

In questi casì è doveroso per il medico trattare con adeguati farmaci questi sintomi al fine di evitare a questi Pazienti l’insorgenza di senso di insicurezza sulla propria salute, mancanza di una completa serenità e col tempo ansietà lieve ma cronica, talvolta anche depressione, turbe del sonno ed altre possibili sofferenze.

8) Infarto Cardiaco

 

Solitamente l'infarto si manifesta, soprattutto in età adulta e in vecchiaia, con un grave dolore toracico irradiato all'arto superiore sinistro, accompagnato da una importante oppressione respiratoria, angoscia, senso di morte, pallore, sudorazione fredda. Non mancano però casi in cui il dolore è meno intenso, oppure è localizzato a livello dell'epigastrio ( bocca dello stomaco ), scimmiottando una indigestione, oppure al dorso. Raramente si presenta in giovane età. I maschi sono più colpiti delle femmine.

L'infarto cardiaco è una grave alterazione di una porzione dei tessuti costituenti il cuore, che può giungere fino alla distruzione di una parte del tessuto muscolare di quest'organo. A tale danno  consegue grave menomazione funzionale . E' determinato da una rapida ischemia , ossia da una riduzione dell'afflusso di sangue e quindi di ossigeno e di sostanze nutritive ad una zona del muscolo cardiaco. La causa più frequente di ischemia cardiaca è la rapida riduzione o la obliterazione del lume di un arteria coronarica, ossia di una delle arterie che nutrono il cuore. Le cause più frequenti della rapida riduzione del lume delle arterie coronarie sono l’arteriosclerosi, ossia l'indurimento fibrotico del vaso, accompagnato dalla formazione di un trombo intrarterioso, oppure il progressivo restrigimento del suo lume. Questo di solito avviene in corrispondenza di una placca ateromatosa, ossia su una zona di un arteria coronaria danneggiata. Il danno all’arteria è prodotto da molteplici fattori, fra i quali la familiarità, l’ipercolesterolemia, il diabete, il fumo, l’iperuricemia, l’ipertensione arteriosa, lo stress, il sovrappeso. In rari casi è uno spasmo delle arterie coronarie a causare l'ischemia nel cuore. 

Quando si sospetta un infarto si deve, quanto prima meglio, SENZA ATTENDERE l'arrivo di un medico, ricorrere a un pronto soccorso, meglio se di un GRANDE OSPEDALE: qui se verra riscontrata ischemi, si potrà immediatamente provvedere a disostruire il vaso coronarico malfunzionante con particolari sostanze, dette fibrinolitiche, e con sofisticate sonde. Queste ( i così detti "palloncini" ) sono adatte, gonfiate dall'operatore, a dilatare i restringimenti, dove viene successivamente applicato uno stent con lo scopo di mantenere la pervietà dell'arteria. In tal modo sarà possibile ripristinare il flusso di sangue onde evitare che una porzione del cuore muoia (con una perdita parziale ed irreversibile della sua funzionalità ).

Da quanto detto si evince che è importante scoprire a tempo e contrastare quelle cause capaci di danneggiare le coronarie. A questo danno seguirà il loro restringimento e la possibile loro occlusione. In caso di occlusione si avrà la sintomatologia infartuale prima descritta e si dovrà ricorrere con ASSOLUTA URGENZA al pronto soccorso : questo per disostruire il vaso prima che si stabilisca un danno irreversibile al miocardio (muscolo cardiaco) non più irrorato da quell'arteria detta coronaria.

Frequentemente queste alterazioni coronariche progrediscono lentamente e non danno segnali della loro presenza se non a seguito di uno sforzo fisico o di una brusca trombosi  : la crisi scoppierà a ciel sereno. In altri casi per qualche tempo il paziente potrà avvertire precordialgie o dispnea. Sarà salvifico scoprire con anticipo la presenza di lesioni coronariche poichè con IMMEDIATE, opportune e relativamente semplici cure si potrà evitare l'insorgenza di guai estremi.

A tal fine è molto importante un periodico contatto con un medico scrupoloso, o meglio con un Cardiologo, che potrà sospettare e curare delle lesioni prima che esse si manifestino. La famigliarità vasculopatica o la presenza di ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, iperuricemia, diabete, fumo, obesità, ecc. susciteranno il sospetto di coronaropatia.

Questa prevenzione è ancora più pregnante nei soggetti che si dedicano allo sport, soprattutto se in età matura.

A questo proposito segnalo che esistono protocolli atti ad evidenziare con largo anticipo una coronaropatia, e quindi a prevenire l'infarto cardiaco.

 

A proposito dei certifcati di idoneità allo Sport richiesto dalla legge per gli sportivi, in particolare se in età matura, si deve essere consapevoli che non è sufficiente la normalità di un elettrocardiogramma per poter affermare la sanità di un cuore. Lo Sport in età adulta impone una accurata visita di un esperto Cardiologo, l'esecuzione periodica di elettrocardiogrammi, di eventuali test da sforzo, analisi del sangue e quando necessario di tac coronarica (ossia coronarografia non invasiva.


QUANTO PIU' PRECOCE SARA' L'INTERVENTO TANTO MIGLIORI SARANNO I RISULTATI DELLA TERAPIA.

9) Angina Pectoris

 

L'angina di petto o angina pectoris è caratterizzata da un accesso improvviso di dolore toracico, di solito alla parte sinistra o alla parte centrale del petto, irradiato al braccio sinistro o al dorso  ed accompagnato da angoscia respiratoria costrizione alla gola e da grave malessere. Questi dolori di solito sono scatenati da sforzi fisici, da emozioni, oppure dall'inspirazione di aria molto fredda o da improvvisi aumenti della pressione arteriosa. In alcuni casi le crisi dolorose insorgono invece spontaneamente senza un precedente sforzo, anche a letto. Molto importante in questa affezione la famigliarità.

L'angina rivela una carenza improvvisa di ossigenazione di una porzione del cuore del cuore. Questo deficit è di solito conseguenza di un afflusso di sangue insufficiente ad una porzione del cuore, causato dalla ristrettezza o da uno spasmo di un arteria coronaria.

La comparsa di questo disturbo è importante poiché suggerisce al Paziente di consultare il Cardiologo: questi potrà intuire e documentare l'eventuale danno coronarico. Sarà così possibile ricorrere prontamente ai ripari, prima che si determini un infarto cardiaco, ossia un danno permanente alla muscolatura del cuore: questo, molto frequentemente, fa seguito a crisi anginose reiterate  e non trattate.

Il danno coronarico di solito è causato da placche fibrose, talvolta infarcite di colesterolo, che condizionano una riduzione del lume di un'arteria coronaria e quindi una insufficiente portata di sangue. Questa portata è adeguata in condizioni di riposo ma se ne evidenzia la carenza sotto sforzo o sotto stress, quando il cuore richiede più nutrimento. Affinché non avvenga questo restringimento dei vasi coronarici è utile attuare una prevenzione del danno arterioso. Questo si realizza seguendo, sin da giovani, un corretto stile di vita, evitando il fumo, il sovrappeso, curando scrupolosamente e precocemente l'ipertensione arteriosa, il diabete e l'eventuale ipercolesterolemia, iperuricemia e ipertrigliceridemia. Tutte queste alterazioni possono essere facilmente corrette con opportune misure dietetiche, con prodotti naturali, talvolta assai efficaci o, quando strettamente necessario, con particolari farmaci.

Quando il danno alle coronarie è di grado severo si dovrà ricorrere alla coronaroplastica (ossia alla dilatazione delle arterie mediante palloncino e apposizione successiva stent), che spesso ristabilisce la pervietà del vaso e la normalizzazione del flusso di sangue. Questo è oggi un intervento sofisticato ma semplice, che si realizza con poche ore di ricovero in ospedale e che deve essere praticato senza indugio se ve ne fossero le indicazioni.

10) Vizi Valvolari

 

A CHE COSA SERVONO le VALVOLE : Il sangue circola dalla periferia verso il cuore attraverso le vene. Raggiunge il cuore destro. Questo lo pompa nei polmoni dove il sangue viene ossigenato e purificato dall'anidride carbonica e di quì giunge al cuore sinistro. Questo lo pompa nell'aorta e di qui giunge alle arterie di tutto il corpo che lo distribuiscono sin nei più reconditi luoghi dell'organismo. Dal sangue, mediante i capillari, vengono cedute le sostanze nutritive e l'ossigeno ai tessuti, ed asportata l'anidride carbonica ed altre scorie prodote dall'attività dei tessuti. Dai capillari il sangue passa nelle vene, e da queste al cuore destro, dove ricomincia il ciclo prima descritto. Il cuore, che è una pompa (costituita da un sacchetto muscolare autonomamente pulsante, che si contrae per espellere il sangue e si dilata per riceverlo) , per far circolare il sangue secondo il percorso prima descritto, necessita delle VALVOLE CARDIACHE. Queste quindi impongono la direzione di flusso al  circolo sanguigno .

 

CHE COSA SONO le MALATTIE delle VALVOLE e come CURARLE : Se una o più valvola si guastasse, il cuore, a parità di sforzo, pomperebbe meno sangue.  In tal caso per garantire all'organismo il sufficiente circolo il cuor sarà costretto a lavorare di più con  sua graduale compromissione. Questa progressiva alterazione del cuore può giungere fino allo scompenso di circolo che è  una grave condizione clinica nella quale il cuore non è più in grado di pompare nelle arterie il sangue che riceve dalle vene.  Se non venisse corretto con adeguata terapia lo scompenso condurrebbe a morte il Malato.

Il danno alle valvole del cuore si chiama valvulopatia o vizio valvolare. Questo determina, con l'eccesso di lavoro che impone al cuore, un sovraffaticamento di questo, una sua ipertrofia, ossia un aumento di spessore delle  sue pareti; dopo un periodo di tempo, variabile in funzione della gravità del danno valvolare, il cuore si sfiancherà e non sarà più in grado di pompare a sufficienza e si giungerà, come prima detto,  allo scompenso cardiaco.

Il Paziente affetto da vizio valvolare, a seconda della sua gravità, può non avvertire alcun sintomo, oppure accusare ingravescenti stanchezza, dispnea, ossia “mancanza di fiato”, palpitazioni, ossia "batticuore", tosse, talvolta sputo rosato, ed edemi ossia gonfiori, soprattutto agli arti inferiori, nicturia (molte minzioni durante il riposo notturno), colorito del volto leggermente violaceo anziché roseo, la cosiddetta cianosi. Il cardiologo, oltre a rilevare i sintomi sopracitati, con l'auscultazione avverte il soffio cardiaco ossia il rumore anomalo e caratteristico del sangue che attraversa  una valvola danneggiata.

 

I vizi valvolari possono essere congeniti, ossia legati ad un errore dello sviluppo delle valvole durante il periodo fetale, oppure acquisiti a seguito di malattie come il reumatismo articolare acuto, l'arteriosclerosi, i traumi, la sifilide, la scarlattina, l'endocardite ed altre infermità più rare.

A questo proposito è noto che sui tessuti superficiali di una valvola, anche poco danneggiata dai fattori prima citati, in caso di infezione ( tonsilliti, ascessi dentari, ferite infette, cistiti, detartrasi ed estrazioni dentarie, endoscopie, ecc. ), possono colonizzare dei germi. Questi  infettandola ( ENDOCARDITE ) aggravano il danno già esistente. Nelle situazioni in cui vi è possibilità di ingresso di germi nel sangue circolante, che ho appena esemplificato, è d’obbligo istituire la cosìdetta PROFILASSI dell’endocardite, che è un atto importantissimo e che si realizza con la somministrazione di adeguati antibiotici nelle circostanze prima ricordate, ossia quando vi è pericolo di infezioni. Con tale precauzione si eviteranno danni irreversibili alle strutture valvolari  che sovente necessitano  di interventi cardiochirurgici riparatori.

Da quanto sopra detto si evince la necessità di curare molto precocemente gli stati patologici possibile causa di danno valvolare. A vizio stabilito, se questo causasse importanti alterazioni circolatorie, dopo un periodo di terapia medica, in alcuni casi si dovrà ricorrere alla cardiochirurgia. Il cardiochirurgo, in passato, impiantava valvole artificiali: attualmente la chirurgia tende, quando possibile, a non sostituire la valvola ma a ripararla, mediante la cosiddetta plastica valvolare.

Da quanto detto si comprende quanto sia importante la precisione e la precocità diagnostica.

11) Ictus

 

L' ictus è l'insorgenza subitanea ed improvvisa di una grave alterazione della funzionalità cerebrale. Questa può manifestarsi come una turba della coscienza, o del linguaggio, o come un'alterazione dell'esecuzione dei movimenti volontari del corpo, o come un'alterazione della sensibilità del corpo stesso oppure con una associazione delle gravi turbe prima enumerate . Vi sono altre manifestazioni più rare dell'ictus cerebrale che in questa sede non illustro.

L'apoplessia, come è denominato anche l'ictus, può dipendere da varie cause, quali l'emorragia cerebrale, l'ischemia cerebrale o l'embolia cerebrale. Nell’ emorragia cerebrale si ha la rottura di un vaso all'interno del cervello con effetti talvolta devastanti sul tessuto cerebrale; talvolta queste rotture sono condizionate da alterazioni congenite di alcuni vasi cerebrali. Nella ischemia si ha l'occlusione parziale o totale di un arteria deputata alla nutrizione del cervello con un danno al tessuto cerebrale nutrito da quel vaso.

La rottura e l'occlusione di un vaso cerebrale sono di solito legate a un danno della sua parete che, per lo più' è conseguenza dall'arteriosclerosi. L'arteriosclerosi è una malattia dei vasi arteriosi causata frequentemente dalla predisposizione familiare e/o dall'età avanzata, ma anche dall'ipertensione arteriosa, dall' ipercolesterolemia, dal diabete, e talvolta dal fumo, dallo stress e dal sovrappeso. Talvolta vi sono alterazioni congenite, spesso familiari, alla base del danno vascolare.

Altra causa di ictus è l' embolia in un vaso del cervello. Embolia significa presenza di un corpo estraneo che occlude un arteria. Questo corpo estraneo può essere aria, per esempio nel caso delle embolie da decompressione rapida negli sport subacquei, oppure un coagulo di sangue, detto trombo, che proviene di solito dal cuore, soprattutto in caso di fibrillazione atriale non trattata adeguatamente o di infezioni dell'endocardio cardiaco (endocarditi).

Una situazione particolare atta a danneggiare anche gravemente l’encefalo è l’ occlusione parziale o totale delle arterie carotidi: queste sono situate nel collo e possono essere ben studiate mediante l’ecocolordoppler, esame semplicissimo e che andrà eseguito dopo i 50 anni.

Curando precocemente le situazioni morbose che provocano l'arteriosclerosi si possono prevenire i danni alle arterie e quindi i danni cerebrali quali il TIA (che è come un “pre-ictus”, con danni limitatissimi e transitori) e l'Ictus stesso molto più grave. In tutte le situazioni sopra descritte il Paziente dovrà essere nel più breve tempo possibile condotto in un centro cosidetto antistroke, senza attendere intervento domiciliare o peggio il giorno dopo.

 

TIA:

quanto detto per la sintomatologia dell’ictus vale per il TIA. Vi è un danno molto lieve causato da una minima e molto breve alterazione del circolo di una zona del cervello. Per definizione nel TIA le alterazioni sintomatologiche, oltre che lievi, devono del tutto regredire entro poco tempo. Questa situazione deve senz’indugio essere trattata in un centro antistroke di un grande ospedale  con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti  poichè facilmente al Tia, se non trattato, può seguire una recidiva o spesso l'ictus.

12) La prevenzione delle malattie cardiocircolatorie

 

Anche se le malattie cardiocircolatorie sono oggi molto sovente curabili con successo tuttavia esse sono ancora la più importante causa di morte. Spesso esse agiscono in modo brutale, portando a morte o a lesioni gravissime il Paziente in pochissimi istanti, e frequentemente senza alcun segno premonitore al Paziente.

È chiaro che è molto importante scoprire, prima che avvengano questi gravi fatti, elementi che possano permetterci di evitarli. Questo è lo scopo della prevenzione e del check-up cardiocircolatorio.

 

Come dobbiamo comportarci per prevenire le malattie cardio circolatorie ?

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Si deve tenere presente che I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARE sono la FAMIGLIARITA’ per malattia cardiaca, la pressione arteriosa elevata, l'obesità ossia il sovrappeso, il diabete, l'ipercolesterolemia, ossia la presenza di eccessive quantità di colesterolo nel sangue, la scarsa attività fisica, ossia la sedentarietà, il fumo di sigaretta, l’iperuricemia, la scarsità di sonno e lo stress psicologico. I maschi sono più esposti a queste malattie che non le femmine.

È chiaro che un soggetto che presenti anche solo uno dei fattori predisponenti testè elencati debba consultarsi, anche se ancora in giovane età, con un esperto Cardiologo. Infatti molti di questi fattori di rischio possono essere neutralizzati da misure precoci ed adeguate, spesso molto semplici da attuare.

 

In assenza di fattori di rischio, anche SE IN OTTIMA SALUTE e in assenza di sintomi, sarà prudente, dopo i 40 anni, misurare annualmente la pressione arteriosa, il peso corporeo, i livelli di colesterolo, di uricemia, di trigliceridi e di glicemia : se uno di questi fattori fosse alterato sarà opportuna una consulenza cardiologica.

 

Invece a QUALSIASI ETA' è NECESSARIO CONSULTARE IL CARDIOLOGO nel caso fosse presente anche solo uno dei SINTOMI CHE HO DENOMINATO PREOCCUPANTI e descritto in altra parte di questo sito (vedi in testata al sito).

 

In caso si praticassero sport faticosi, anche se in giovane età, maggiormente dopo i 40 anni, sarà tassativo il sottoporsi a visita cardiologica e ad esecuzione di studio eletrocardiografico ( questo solo non è sufficiente ).

 

Dopo i 50 anni sarà d'obbligo sottoporsi a visita cardiologica e ad elettrocardiogramma. Faccio notare che la sola esecuzione di un elettrocardiogramma anche se utile in certi casi, non potrà mai sostituire la visita cardiologica atta a determinare se in quel soggetto lo Sport è utile o dannoso.

 

COMUNQUE si deve sapere che non sono i cosidetti CHECK-UP ,  zeppi di esami spesso  costosi e talvolta fastidiosi, a garantire la buona salute cardiocircolatoria ma lo è invece una approfondita visita cardiologica.

13) Non vi è il divieto cardiologico all'uso del Viagra

 

o simili da parte di soggetti anziani o cardiopatici tuttavia ogni caso va valutato attentamente dal cardiologo: questo non per l'uso in sè della sostanza ma per lo sforzo fisico richiesto dal rapporto  sessuale. Viene tassativamente proibito l'uso di Viagra e simili in caso di assunzione di farmaci coronaro dilatatori a base di nitrati o simili a causa delle crisi ipotensive che possono seguire. Anche l'uso in corso di terapia di ipertensione polmonare va evitato.

14) BREVI CONSIGLI DA SEGUIRE IN  PRESENZA DEI PIU' COMUNI DISTURBI CARDIOLOGICI :

Se tachicardia persistente oltre qualche giorno, non oltre i 100 battiti per minuto, in assena di altri sintomi, senza motivi evidenti a causarla, tipo strees o febbre, con calma eseguire visita cardiologica.

Se frequenza inferiore a 45/m' , se persistente per qualche giorno,  sottoporsi con calma a visita cardiologica. Se la  bradicardia, ossia la bassa frequenza, fosse accompagnata da capogiro o senso di svenimento, affrettare questa visita, onde non rischiare cadute.

In caso di tachicardia persistente sopra i 100 battiti per minuto, o di aritmia con tachicardia persistente, probabilmente trattasi di fibrillazione atriale: se non regredisse entro 1 ora, recarsi in Pronto Soccorso per la  terapia, senza attendere il giorno dopo, poichè si perderebbero importanti opzioni di cura.

Se regredisse spontaneamente entro 1 ora recarsi il giorno seguente dal cardiologo.

Se la fibrillazione atriale fosse cronica, ossia presente da molto tempo, già in terapia anticoagulante, con calma visita cardiologica per valutare l'opportunità di un tentatvo di normalizzazione del ritmo.

Se palpitazioni isolate, quasi certamente sono extrasistoli, non spaventarsi e, senza urgenza, richiedere visita Cardiologica per confermarne la benignità. Se le extrasistoli fossero state attentamente studiate e diagnosticate come disturbi innocenti, ossia non derivanti da  danno cardiaco, non più preoccuparsi, non terapia.  Se  invece causassero  fastidio, o peggio ansietà al Paziente, non indugiare a trattarle onde farle scomparire al più presto: si eviteranno così i frequenti casi di ansia cronica seguita talvolta da attacchi di panico, che io definisco cardiorespiratorio,  che tante sofferenze provocano a questi Soggetti.

Dolori al petto, dietro lo sterno, al precordio  o alla "bocca" dello stomaco, se accompagnati da mancanza di respiro, pallore o sudorazione fredda o  senso di svenimento: immediato ricorso al pronto soccorso  DI UN GRANDE OSPEDALE, senza attendere l'arrivo di un medico: solo così si potrà evitare l'insorgenza di un infarto con danno miocardico. Più la terapia sarà precoce, minore sarà il danno. Non attendere il giorno dopo. Ricordare che se il dolore è alla "bocca dello stomaco", ma associato ai sintomi sopra  menzionati, può non essere una indigestione ma una ischemia cardiaca.

Dolore improvviso fra le scapole , accompagnato da grave ansietà, talvolta irradiazione agli arti superiori ed al petto: ricorso immediato al pronto soccorso di un grande ospedale per possibile lesione di aneurisma aortico.

Dolore violento ed in crescendo all'addome, con grave angoscia, talvolta irradiazione alle cosce: controllo presso pronto soccorso per possibile lesione di aneurisma dell'aorta addominale.

Crisi di mancanza di respiro improvvisa,  persistente ed immotivata, con oppressione o dolore al petto: ricorso al Pronto soccorso di grande ospedale per possibile crisi anginosa. Non attendere visita domiciliare.

Se episodi di "FAME D'ARIA", ossia sensazione di non riuscire a riempire d'aria i polmoni, senza altri sintomi, non spaventarsi ma ricorrere senza fretta al cardiologo onde precisarne la causa ed istituirne la terapia.


Se mancanza di respiro causata da sforzo fisico come il camminare o salire una scala, se di recente insorgenza, o peggio ingravescente, praticare con calma visita cardiologica. Di primo acchito controllo della pressione arteriosa.


Se si riscontrassero valori pressori superiori a 145 per la pressione massima, ovvero 80 mm di mercurio per la pressione minima (anche solo misurati in farmacia), se persistenti per più di qualche settimana, visita cardiologica per l'eventuale diagnosi della ipertensione arteriosa ed istituzione di terapia. Questa dovrà essere personalizzata, ossia scelta accuratamente dopo approfondita visita che dovrà esaminare tutti gli organi ed apparati, compreso fondo dell'occhio. Questo al fine di scegliere per ogni Paziente la terapia più adatta, onde evitare gli effetti collaterali e somministrare la terapia più efficace col minimo dosaggio per quel tipo si malato.


Crisi di ansia o di panico, prima di istituire ogni altra terapia ( psocologica o peggio psichiatrica ) recarsi dal cardiologo esperto in questo tipo di disturbo, onde escludere dopo accuratissima visita, cause fisiche (aritmie, brevi crisi asmatiche, extrasistolie, eccesso di catecolamine, porfirìe. ecc). Evitare la terapia con psicofarmaci prima di aver compiuto questo importante accertamento.

Se paresi di un arto, o bocca stirata da un lato, o difficoltà di parola, ricorso immediato a CENTRO ANTISTROKE di un grande Ospedale.

 Non vi è il divieto cardiologico all'uso del Viagra o simili da parte di soggetti anziani o cardiopatici tuttavia ogni caso va valutato attentamente dal cardiologo: questo non per l'uso in sè della sostanza ma per lo sforzo fisico richiesto dal rapporto  sessuale. Viene tassativamente proibito l'uso di Viagra e simili in caso di assunzione di farmaci coronaro dilatatori a base di nitrati o simili a causa delle crisi ipotensive che possono seguire. Anche l'uso in corso di terapia di ipertensione polmonare va evitato.